sabato 30 giugno 2012
martedì 26 giugno 2012
TEMPO DI ESAMI
Raccontino per alleggerire la tensione
Il signor Ferdinando si
presentò privatista all’esame di licenza media:
“Bene, cominciamo con una
domandina”- disse sorridendo il Presidente della Commissione.
“Mi sanno dire se ho fatto
bene a lasciare a casa l’ombrello?-chiese allora il sig. Ferdinando.
“Come, come…?!”- replicò il
Presidente- c’è un equivoco sa, guardi
che le domande le facciamo noi….”
“Equivoco o no, il fatto è
che ho lasciato l’ombrello a casa e non so se ho fatto bene”- aggiunse serio il
sig Ferdinando.
“Scusi, ma a noi non
interessa il suo ombrello”-fece il Preside un tantino seccato.
“Perché, loro quando piove
cosa usano per ripararsi, un cartone?- insisté il candidato.
“ Ma certo che no- rispose il
Presidente che stava perdendo la pazienza- ora non piove e noi siamo
all’interno….ma cosa mi fa dire….per favore
torniamo a….”
“D’accordo- lo interruppe seccamente il
Ferdinando- torniamo pure dove vuole, però fuori potrebbe piovere e magari
anche grandinare da un momento all’altro, e allora in questo caso loro cosa
farebbero, andrebbero in giro senza l’ombrello?”
“ In questo caso noi
andremmo…cioè noi non…”- balbettò il Professore che non sapeva più cosa dire.
“Noi non, noi non…- concluse
irritato il sigor Ferdinando- il fatto è che voi avete le idee confuse e non
sapete come comportarvi”
Poi si alzò e uscì dall’aula
sbattendo la porta.
Omaggio a C.Manzoni
lunedì 25 giugno 2012
LE NOTTI IERI E OGGI
Con l‘arrivo della stagione
estiva, in Italia stanno per partire le notti “bianche”, “rosa”, “azzurre”, e
via discorrendo, non soltanto nelle località di villeggiatura per rallegrare i
turisti, ma anche nelle accaldate città, al fine premuroso di consolare i sudati superstiti delle mostruose migrazioni
di stagione.
“Ah, perché non son io co’
miei fresconi….” Lamenta il malinconico poeta rimasto in città, pensando
ovviamente, e senza malizia, agli amici furbi che si godono il fresco della
brezza marina.
Dunque in codeste occasioni
si scatenano balli e putiferi vari sulle
spiagge e piazze, con abbondanza di birra e alcolici, al canto altissimo, pur indubbiamente melodioso, dei giullari
d’annata, con fuochi artificiali et/aut similia.
A nulla valgono le proteste dei disgraziati
“passatisti”, per lo più anziani e bambini, che vorrebbero pur dormire in pace
10 minuti.
Terminate le notti “bianche”
o “colorate”, termina anche il caos? Nemmeno per sogno, nelle notti successive torna
la normalità, il che significa soltanto un 20% al massimo in meno di canzonette
e altri allegri “romori”, più il consueto traffico notturno.
A questo punto ritengo utile
e istruttivo ricordare come erano e cosa erano le notti di tanto tempo fa.
Siamo a Firenze, secoli XV e XVI.
(da “Il Popolo”-1963)
“….La città era tremendamente al buio in quei tempi. E
perfino quando nel’700 il granduca volle dotare la città di 34 lampioni per
l’illuminazione stradale, la municipalità si oppose vivacemente perché la luce
non incoraggiasse la vita notturna. Chi
esce di casa di notte è persona di malaffare, si disse; e le persone per bene
non escono di casa quando è buio.
Di notte andavano in giro soltanto i famigli del
Bargello che perlustravano la città gridando per far fuggire i malfattori e per
evitare che dalle finestre venissero scaricati loro in testa i rifiuti.
Perché allora, specie nelle case dei poveri, non
esistevano i “luoghi d’agiamento”, e i rifiuti di qualsiasi genere venivano
raccolti in secchi e scaricati a notte dalle finestre che davano sui
viottoli. Per girare di notte per le
strade bisognava essere muniti del “polizzino”, cioè uno speciale permesso
scritto e portare un cero di tre once infisso in un bastone.”
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