Con l‘arrivo della stagione
estiva, in Italia stanno per partire le notti “bianche”, “rosa”, “azzurre”, e
via discorrendo, non soltanto nelle località di villeggiatura per rallegrare i
turisti, ma anche nelle accaldate città, al fine premuroso di consolare i sudati superstiti delle mostruose migrazioni
di stagione.
“Ah, perché non son io co’
miei fresconi….” Lamenta il malinconico poeta rimasto in città, pensando
ovviamente, e senza malizia, agli amici furbi che si godono il fresco della
brezza marina.
Dunque in codeste occasioni
si scatenano balli e putiferi vari sulle
spiagge e piazze, con abbondanza di birra e alcolici, al canto altissimo, pur indubbiamente melodioso, dei giullari
d’annata, con fuochi artificiali et/aut similia.
A nulla valgono le proteste dei disgraziati
“passatisti”, per lo più anziani e bambini, che vorrebbero pur dormire in pace
10 minuti.
Terminate le notti “bianche”
o “colorate”, termina anche il caos? Nemmeno per sogno, nelle notti successive torna
la normalità, il che significa soltanto un 20% al massimo in meno di canzonette
e altri allegri “romori”, più il consueto traffico notturno.
A questo punto ritengo utile
e istruttivo ricordare come erano e cosa erano le notti di tanto tempo fa.
Siamo a Firenze, secoli XV e XVI.
(da “Il Popolo”-1963)
“….La città era tremendamente al buio in quei tempi. E
perfino quando nel’700 il granduca volle dotare la città di 34 lampioni per
l’illuminazione stradale, la municipalità si oppose vivacemente perché la luce
non incoraggiasse la vita notturna. Chi
esce di casa di notte è persona di malaffare, si disse; e le persone per bene
non escono di casa quando è buio.
Di notte andavano in giro soltanto i famigli del
Bargello che perlustravano la città gridando per far fuggire i malfattori e per
evitare che dalle finestre venissero scaricati loro in testa i rifiuti.
Perché allora, specie nelle case dei poveri, non
esistevano i “luoghi d’agiamento”, e i rifiuti di qualsiasi genere venivano
raccolti in secchi e scaricati a notte dalle finestre che davano sui
viottoli. Per girare di notte per le
strade bisognava essere muniti del “polizzino”, cioè uno speciale permesso
scritto e portare un cero di tre once infisso in un bastone.”

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