lunedì 25 giugno 2012

LE NOTTI IERI E OGGI


Con l‘arrivo della stagione estiva, in Italia stanno per partire le notti “bianche”, “rosa”, “azzurre”, e via discorrendo, non soltanto nelle località di villeggiatura per rallegrare i turisti, ma anche nelle accaldate città, al fine premuroso di consolare i  sudati superstiti delle mostruose migrazioni
di stagione.
“Ah, perché non son io co’ miei fresconi….” Lamenta il malinconico poeta rimasto in città, pensando ovviamente, e senza malizia, agli amici furbi che si godono il fresco della brezza marina.
Dunque in codeste occasioni si scatenano balli e  putiferi vari sulle spiagge e piazze, con abbondanza di birra e alcolici, al canto altissimo, pur  indubbiamente melodioso, dei giullari d’annata, con fuochi artificiali et/aut similia.
 A nulla valgono le proteste dei disgraziati “passatisti”, per lo più anziani e bambini, che vorrebbero pur dormire in pace 10 minuti.
Terminate le notti “bianche” o “colorate”, termina anche il caos? Nemmeno per sogno, nelle notti successive torna la normalità, il che significa soltanto un 20% al massimo in meno di canzonette e altri allegri “romori”, più il consueto traffico notturno.
A questo punto ritengo utile e istruttivo ricordare come erano e cosa erano le notti di tanto tempo fa. Siamo a Firenze, secoli XV e XVI.
(da “Il Popolo”-1963)

“….La città era tremendamente al buio in quei tempi. E perfino quando nel’700 il granduca volle dotare la città di 34 lampioni per l’illuminazione stradale, la municipalità si oppose vivacemente perché la luce non incoraggiasse la vita notturna.  Chi esce di casa di notte è persona di malaffare, si disse; e le persone per bene non escono di casa quando è buio.
Di notte andavano in giro soltanto i famigli del Bargello che perlustravano la città gridando per far fuggire i malfattori e per evitare che dalle finestre venissero scaricati loro in testa i rifiuti.
Perché allora, specie nelle case dei poveri, non esistevano i “luoghi d’agiamento”, e i rifiuti di qualsiasi genere venivano raccolti in secchi e scaricati a notte dalle finestre che davano sui viottoli.  Per girare di notte per le strade bisognava essere muniti del “polizzino”, cioè uno speciale permesso scritto e portare un cero di tre once infisso in un bastone.”


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