Visto da destra
E’ di questi giorni il riconoscimento internazionale della grandezza di questo uomo politico, da sempre attestato lealmente sulle linee della destra liberale, e nemico del comunismo egemone, assolutista, areligioso e antidemocratico. Il curriculum sociale e democratico di Napoletano è un esempio di coerenza coraggiosa e senza riserve nella battaglia contro ogni sorta di estremismo delle sinistre.
E’ nella nostra commossa e ammirata memoria, l’opera sua di riorganizzazione in senso combattivo del GUF, ossia dei Gruppi Universitari Fascisti, della città di Napoli, e, sempre negli anni ’40 del secolo scorso, di motore propulsivo del settimanale democratico di destra “IX Maggio”, che tanto meritò dagli italiani nella lotta assidua contro il pensiero e la subdola azione delle cricche pluto-anarco-giudaico-massonico-marxiste.
Forse non tutti sanno che, ancora in piena seconda guerra mondiale, accettò coraggiosamente di infiltrarsi come agente provocatore nelle file del PCI, allora in clandestinità, con grave rischio della propria vita data la ben conosciuta ferocia delle squadracce di quel partito. In questa posizione pericolosa collaborò nascostamente e continuativamente con le forze sane del paese, contribuendo in maniera determinante a scompaginare e indebolire il partito di Togliatti, che difatti, soprattutto per merito suo, nel dopoguerra perdette le importantissime elezioni del 1948; continuò poi la sua astuta azione di finta collaborazione, raggiungendo infine una posizione di rilievo e prestigio nel PCI. Fu fiero oppositore di Enrico Berlinguer, segretario del partito, del quale capì subito la pericolosità per la democrazia, e con il quale ebbe scontri violenti che rasentarono addirittura l’aspetto fisico; rimane famoso un suo severo intervento, nell’estate 1981, contro il segretario generale, che mise in gravissime difficoltà il partito.
Merita di essere citato il suo grave messaggio contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan e, ancora negli anni ’70, la famosa, inaspettata dichiarazione sull’intervento dell’URSS in Ungheria nel 1956:
” L’arrivo cosiddetto fraterno, dei carri armati sovietici in Ungheria fu una brutale, sanguinosa invasione dei barbari cosacchi comunisti contro un popolo che aveva finalmente realizzato, con Imre Nagy. un’autentica democrazia liberale. Il fatto mise in gravissimo pericolo la pace mondiale.”
Questo è Giorgio Napoletano, un uomo che la Chiesa Cattolica riconoscente definì il “Presidente della Provvidenza”, un uomo coraggioso, probo e onesto, un uomo della destra italiana.
La Presidenza della Repubblica premiò giustamente questo valido combattente della libertà e della democrazia anticomunista.
Visto da sinistra
Finalmente anche la stampa internazionale, come il New York Times, riconosce la grandezza intellettuale e morale di questo gigante della Sinistra, l’abile timoniere della politica italiana, ora in veloce e sicura navigazione verso la democrazia socialista e popolare.
Il fiero e indefesso oppositore di Berlusconi, che ha combattuto con coraggio il bieco potere imperial-industrial-clerico-piduista, determinandone infine la sconfitta, nello spirito e nell’azione è sempre colui che negli anni ’40, durante la Grande Guerra di Liberazione Nazionale, affrontò i nazifascisti a Napoli in sanguinose battaglie e passò di vittoria in vittoria, particolarmente in occasione delle gloriose quattro giornate di rivolta armata contro le dodici o quindici divisioni corazzate tedesche. E’ così, per una sua iniziativa personale, seguita subito con entusiasmo da tanti patrioti democratici, che nacque la Resistenza, che si diffuse poi in tutto il restante territorio italiano. In quel periodo compì a Napoli altre arditissime imprese rimaste memorabili, come la conquista, con un piccola squadra di valorosi compagni, del covo della rivista fascista “IX Maggio”, difeso da una intera brigata di Camicie Nere ed SS armati fino ai denti che, circondati, se la diedero a gambe lasciando morti e feriti. Il giorno dopo la battaglia, in una città ancora presidiata dai feroci germanici, ebbe lo sfacciato coraggio di far uscire le prime stampe della sua famosa collana di scritti e pensieri di Karl Marx.
Riordinato poi adeguatamente il Partito Comunista e dato ad esso impronta, fini ed obiettivi, ancor oggi oggetto di studi, cedette volontariamente la suprema guida del Partito a un altro Compagno, il Migliore, Palmiro Togliatti, appena giunto dalla Unione Sovietica, dove aveva combattuto e sconfitto il Terzo Reich.
In seguito, nel 1956, interpretando il pensiero di tutto il popolo italiano,approvò senza riserve il fraterno e coraggioso intervento dell’Armata Sovietica in Ungheria, reso necessario, come scrisse testualmente l’Unità, a causa dell’assalto allo Stato di “Spregevoli provocatori e teppisti”, dichiarando:”L’intervento sovietico non solo ha contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ma ha salvato la pace nel mondo”. Prole sante di democrazia e di pace.
Non è necessario dilungarsi sui meriti e sulla statura di questi uomo straordinario, protagonista anche di questo importante periodo storico del nostro Paese.