mercoledì 7 dicembre 2011

LA COMMEDIA ….DELLA CRISI.


Nel mezzo del cammin di nostra sfiga
precipitammo in una crisi oscura,
chè  i conti eran finiti fuori riga.

Ah quanto a dir qual’era è cosa dura
quella crisi profonda ed aspra e forte
che nel pensier rinnova la paura!

Tanto le cose s’eran messe storte
che per trattar di come ci trovammo
dirò di certe ombre ch’io v’ho scorte.

Io non so ben ridir come v’entrammo,
s’era tanto lo Stato indebitato
che la corretta  via abbandonammo.

Là  Berluscon  recrimina arrabbiato
agli infedeli Fini e compagnia,
anche Tremonti non s’era ben portato,

fu d’obbligo lasciar la Signoria.
Ecco Bersani pago finalmente,
chè il Cavalier dovette andare via.

C’è  il Bossi del quasto indifferente,
come il Maroni grida:” Io son Padano!”,
e dell’Italia non gli frega niente.

Ma il giorno del guarir non è lontano,
chè a render più tranquilla la sua gente,
ecco, interviene il Gran Napolitano,

che nomina di corsa Presidente
il Monti, Commissario poco prima,
famoso per l’ampiezza della mente.

Casini alla manovra sua s’inchina,
i Cardinali pur son sollevati,
ed il Bersani: “E’ dura…!”, ma ne ha stima.

Ora son tutti lieti ed acquietati?
No, è combattuto il vecchio Cavaliere:
“Al Monti i voti non furono mai dati!”

Diviso è il Parlamento sul parere,
Bossi assicura ferma opposizione,
Vendola e il Tonio mostrano il sedere.

Ma il popolo ha una morbida reazione,
par dar  fiducia al Gran Riformatore:
“Monti sa qual è la giusta azione,

sarà di Italia nostra il salvatore,
mai più quella finanza in male arnese,
sol  così noi potrem senza timore

far debiti nuovi e  nuove spese….”

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