Ha destato generale, profonda, sensazione il recente, toccante intervento della deputata leghista Emanuela Munerato, da essa pronunciato nella divisa da brava operaia che indossava regolarmente, al lavoro, prima del mandato parlamentare. Il punto più emozionante del suo commosso discorso, e in quel momento persino il solitamente granitico Presidente Monti , detto familiarmente Faccia di Pietra, non ha saputo trattenere una lacrima di commozione, si è avuto quando questa nobile rappresentante del popolo ha richiesto al governo decisi interventi a favore del trasporto pubblico urbano, dimostrando apertamente la propria profonda vergogna per aver votato, tre mesi fa, costrettavi dalla protervia dell’allora bieco governo Berluskaz, la diminuzione dell’80% del contributo statale agli autobus, tanto da costringere le regioni che gestiscono i servizi a restituire le deleghe. Sono apparsi tanto genuini sia il suo rammarico, sia la disistima per la poco “onorevole” attività attuale, e tanto evidente la nostalgia per quella antica, che, al termine di questa disgustosa legislatura, ella, ne siamo certi, rifiuterà qualsiasi relativa indennità post parlamentare o pensione che sia.
Noi non possiamo fare altro per lei che auspicare di cuore che essa possa ritornare al più presto a quella condizione di onesta e dignitosa operaia, per la quale nutre tanto commovente ricordo.
La luminosa, cromatica, performance della leghista ha lanciato un nuovo look, che contiamo si imponga sin dalla prossima legislatura: ogni deputato indosserà gli abiti che più sono confacenti alla propria sensibilità, cultura, e passato. Potremo vedere così Bersani in vestagliona e Kolbak da saggio mugiko, rigorosamente modello post soviet, indi D’Alema con costume lupo di mare anni ‘800, con benda sull’occhio sinistro, meglio non guardare da quella parte; indi Di Pietro vestito da sanculotto esagitato, con coccarda e pistolone francese 1789, Casini brillante chierichetto con sottanona tutta pizzi e merletti, con in mano spegnimoccoli anti-contrapposizione parlamentare, Belusconi con costume doubleface, davanti Babbo Natale pio e generoso, e dietro furbo satiro con tanto di cornetti paraescort. Vendola sarà vestito da umile fraticello, con falce e martello dipinti in rosso sulla schiena, mentre Bossi porterà armatura e spada “Carrocciane”, le stesse che i fieri pirla milanesi, nel 1176, indossavano a Legnano in difesa (?!) di Roma ladrona, contro il tentativo di unificare l’Italia e contro la EU di allora, la Bindi sarà vestita da piccola fiammiferaia, come si conviene al suo carattere pio, sempre dolce e remissivo, mentre Veltroni, mancato regista purtroppo, vestirà mantello, sciarpona e cappellaccio alla Fellini. Infine Prodi, ovviamente vestito da Padreterno, barba lunga, camicione bianco e triangolo equilatero in testa.
Naturalmente tante belle escort appariranno in brillanti costumi da cortigiana del’500-‘700, che contrasteranno cromaticamente , ma piacevolmente , con le vesti severe dei sempre numerosi, autorevoli, uomini d’onore scurovestiti, con la coppola regolamentale sulla fronte.
Da allora l’aula di Montecitorio non sarà mai più “sorda e grigia”, ma vace, multicolore, come si addice alla italica sensibilità e creatività.

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