Osservando questa foto, qualche sprovveduto avrà forse il coraggio di irridere a codesti giovani sportivi, accusandoli ignobilmente di essere illetterati e /o analfabeti totali.
Vogliamo renderci conto che questi forzati del cosiddetto calcio, agli ordini di allenatori disumani, sono sottoposti a massacranti e debilitanti allenamenti, che impegnano il fisico e il cervello per diecine di ore al giorno, lasciando loro infine soltanto il tempo di farsi una doccia e di trascinarsi stanchissimi in discoteca alla ricerca di qualche minuto di riposo? Come possono questi disgraziati trovare il tempo per impegnative o leziose letture?
Dovremmo pure considerare che essi sono individui molto coraggiosi,certamente consci che il loro durissimo e difficile mestiere, imparato in anni e anni di severa applicazione, li condanna purtroppo a un penoso regresso mentale alla prima fanciullezza, come è regolarmente dimostrato, sul campo di gioco, dagli improvvisi e irrefrenabili atteggiamenti infantili, come succhiarsi il pollice della mano o cullare un inesistente bambino in fasce, e altre dolorose consimili posture.
Si abbia almeno la lealtà di riconoscere che la fatica mostruosa e lo stress non impediscono loro di avere, nel gioco severo, un contegno sempre civile, corretto e rispettoso nei confronti degli avversari e del cosiddetto arbitro, in realtà un abituale, psicopatico, persecutore.
Per colmo di cattiveria, da taluni irresponsabili si vorrebbe che questi sventurati pagassero addirittura le tasse, con il pretesto che in serie A e B guadagnano qualche cosina in più degli operai in cassa integrazione, così come le paga qualsiasi tranquillo cittadino, che però si gode beatamente il proprio benessere, senza alcun sacrificio. Che vergogna!
Lo Stato ha il dovere di proteggere codesti volontari dell’estrema fatica, che dedicano umilmente la vita al divertimento del popolo.
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